La Grecia, la lezione di democrazia e la mediocrità europea

CJKcsbXUAAA8UaRLa cosa più mediocre e miope che la classe politica europea potesse fare l’ha fatta: senza conoscere nulla della vita vera in Grecia, trasformare quel referendum, sulle scelte di quel popolo, in una scelta tra euro e non, tra Europa e starne fuori, tra “noi e loro”, e rapportarli ai propri equilibri nazionali. L’idea che se vinceva il No caldeggiato da Tsipras era un voto contro Renzi, contro Hollande, a favore di Salvini, Grillo, Le Pen, e così via.
Il referendum greco era un referendum su scelte nazionali, di un popolo alla fame, di un paese saccheggiato a prezzi di svendita del proprio patrimonio infrastrutturale attraverso un processo di privatizzazioni forzate, poco trasparenti e a favore di “alcuni”, chiamato a scegliere tra ulteriori sacrifici sociali o mettere un punto fermo alle cose che si possono fare e chiedere e quelle che non possono essere messe in discussione.
Ancora una volta la Grecia dà una lezione di democrazia all’Europa. Lo fa riaffermando che c’è uno stare insieme fatto di trattati e accordi e di governi, ma c’è uno stare insieme che deve avere un senso che non può essere solo quello dei conti, ma soprattutto del bene dei popoli europei.
La campagna elettorale di ingerenza e di terrore da parte di tutti i paesi europei è stata a dir poco vergognosa, finanche prospettando l’uscita dall’euro, il “tutto più difficile”, il baratro finanziario, l’isolamento… una campagna che da sola ha ulteriormente messo in ginocchio il paese.
Di fronte a questi rischi in questi giorni i grandi fornitori di medicinali, di generi alimentari, di beni e servizi hanno “stretto” le aziende greche, dietro la scusa dell’incertezza di eventuali futuri pagamenti esteri, e un paese che vive molto di turismo, ha subito oltre il 40% delle prenotazioni annullate.
Questa la vergogna europea, che non si cancella domani.

E tuttavia, proprio per questi motivi, questo referendum non è da leggere in chiave nazionale. Non è la vittoria dei Salvini, delle Meloni, dei Grillo, dai Vendola… quella realtà e quella storia è un’altra cosa, e andava lasciata senza terrorismi alla serena valutazione di un popolo libero che da Leonida in poi ci ha insegnato la libertà nella democrazia.
Quella che vince in Grecia è l’idea che i popoli possono e devono prendere nelle proprie mani il proprio destino. E che i leader non devono – di fronte a scelte cruciali – chiudersi nei palazzi degli eletti e agire a colpi di maggioranza, non devono temere la volontà popolare e devono chiedere, con umiltà, cosa fare, di fronte a scelte cruciali che riguardano ben’oltre una singola classe dirigente e una singola generazione.
Ed ecco che Pericle ritorna “si chiama democrazia perché non è il governo di pochi ma della maggioranza”. E credo che se oggi i popoli europei fossero chiamati a un grande referendum, la maggioranza chiederebbe una diversa politica europea. E non di meno, nonostante questo esito referendario, non credo cambierebbe la guida politica di governi come quello italiano, tedesco, spagnolo.

Oltre questo, la Grecia ci insegna che per quanto allettante e apparentemente gradevole possa essere l’idea di leader forti, decisionisti, che vanno avanti per la propria strada, che “fanno le cose” a colpi di maggioranza, spesso questa cosa è meno vicina alla democrazia e più a una “dittatura blanda” che non si addice non solo all’Europa ma soprattutto alle ragioni profonde della scelta coraggiosa di questa unione.
Ce lo ricordano leader giovani, carichi di cultura e di amore per il proprio popolo, che non hanno il timore di essere decisi nel portare avanti il proprio programma di governo, ma altrettanto responsabili e umili dal ritornare a rivolgersi al proprio popolo di fronte a scelte cruciali. Perché in democrazia, il potere di decidere del proprio destino, è irrinunciabilmente del popolo, e nessuna maggioranza politica, elettorale, transitoria, può legittimare la migrazione di questo potere.

In queste ore la mediocrità europea continua a farsi sentire, mentre tutti i governi dovranno sminuire il risultato greco e non far pesare la sconfitta della propria posizione, quella sostenuta sino a ieri, dovendo da domani cambiare la propria linea politica e soprattutto economica nei confronti di Atene.
E questo cambiamento, non potendo essere unico, sarà – grazie alla Grecia – un bene per tutti i popoli europei. Ed ancora una volta dovremmo, anche per questo, dire grazie alla piccola eterna Grecia.
Semmai, come atto di civiltà e decenza, darle anche una mano a riavere i fregi del Partenone, e negoziare con la potente Germania quel famoso risarcimento di guerra che ancora attende di essere – prima di tutto umanamente – onorato.

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