Che fine ha fatto “Informare X Resistere”?

Che Fine Ha Fatto Informare Per Resistere

 Conosco Helene fin dal lontano 2009, quando con la mia videocamera amatoriale giravo l’Abruzzo, incoraggiato dagli aquilani, sorretto dalla loro disperazione e armato di entusiasmo, alla ricerca di qualcosa che assomigliasse alla verità. Posso testimoniare del suo impegno, della sua passione e dell’abnegazione con la quale cercava instancabilmente di darsi da fare per dare un’alternativa a un popolo che troppo spesso si muove solo quando perde tutto. Per questo pubblico volentieri il suo sfogo riguardante un progetto di informazione dal basso, la pagina pubblica “Informare X Resistere”, che nel tempo, anche grazie ai suoi insostituibili e preziosi sforzi, si è ritagliata un numero di iscritti notevole. Le tributo lo spazio che merita una combattente, indomita e impavida, dopo avere ricevuto io stesso molte segnalazioni circa la svolta editoriale di quello che lei chiama “la sua creatura”, perché le eventuali derive di un progetto così importante e così seguito non meritano di passare nell’indifferenza. Ovviamente, nel segno e nello spirito della libertà di informazione, verrà dato spazio di replica a chi ne facesse richiesta.

Di Helene Benedetti


In questi giorni, in molti mi chiedono: “Cos’è accaduto a Informare per Resistere??”. Mi stupisce che, solo ora, ci si sia accorti di ciò che sia diventata quella pagina. Da diversi anni ormai, una pagina un tempo quotatissima si dedica a pubblicare articoli di complottismi idioti, senza un minimo di veridicità. Per farvi capire realmente cos’è accaduto, bisogna partire dall’inizio. Com’è nata Informare per Resistere? Io, per esempio, venni contattata da Stefano Alletti che mi chiese se volevo creare, con lui, una pagina di “contro informazione”. Inizialmente ero scettica. Pensavo che nessuno ci avrebbe letti. Poi, però, accettai. Sentendoci su Skype scegliemmo insieme il nome ed il logo. Lui era più pratico di me del mondo dei social network e di Facebook. Così aprì lui la pagina, creò un indirizzo email ed il 16 luglio 2009 nacque “Informare per Resistere” su Facebook.

Non farò i nomi di tutte le persone presenti su Informare per Resistere perchè so che alcuni non vogliono essere nominati, per loro motivazioni personali: per rispetto e per affetto ne manterrò l’anonimato. Ma per farvi capire cos’è accaduto devo dire che insieme a me e Stefano sono subentrate altre due persone. Senza chiedere il mio parere, me le sono trovate a bordo ed inizialmente la cosa mi ha dato molto fastidio. Non chiesi spiegazioni ma, se quella era la nostra pagina, non capivo perchè erano arrivate persone piovute dal cielo di punto in bianco! Non solo non mi era stato chiesto alcun parere, ma non mi erano state nemmeno presentate. Ricevetti un messaggio da una di loro (poi li ho conosciuti strada facendo e mi sono anche molto legata).

Lo scopo di “Informare per Resistere” era quello di divulgare analisi di articoli per far capire meglio al popolo dei social cosa stesse accadendo nel nostro paese. “Informare per Resistere” è nata per dar voce non solo ai blogger, ma anche ai piccoli cittadini che subivano ingiustizie. Nessun motivo al mondo sarebbe andato bene per bannare utenti, né si dovevano cancellare i commenti, neanche quando erano offensivi, perchè noi eravamo cittadini dal basso che volevano cambiare l’Italia.

Lavoravo giorno e notte. Crescevamo in modo spaventoso…  Ricordo che a 100.000 utenti dissi “mammamia, io non mi rendo nemmeno conto di quante sono 100.000 persone!”. E Stefano mi rispose “Pensa ad uno stadio pieno!”. Le regole di “Informare per Resistere” erano semplici e inviolabili: dovevamo essere assolutamente apartitici: non dovevamo sostenere candidati né partiti. Le informazioni dovevano essere verificate con tutte le ricerche possibili e, cosa più importante, noi eravamo la voce di chi non aveva voce, la cassa di risonanza di tutti, soprattutto delle categorie più deboli. Dovevamo lottare per i diritti e la libertà di tutti i cittadini perchè era questa l’Italia che volevamo.

Ci furono periodi pesanti. Spesso ero sola a pubblicare per mesi interi. Cominciavo la mattina e finivo la notte. Stefano aveva sempre cose più importanti da fare: il lavoro, la famiglia… Io pubblicavo come un mulo. Inizialmente si pubblicava manualmente dalla pagina, articolo per articolo. Poi Facebook permise di mettere le note in bozze e iniziai a respirare un po’: dopo l’inserimento delle note bastava cliccare il tasto “pubblica” ogni 15/20 minuti. L’impegno, tuttavia, era e restava costante. Ci passavo le mie giornate, su “Informare per Resistere”. Quando venivo lasciata sola passavo dalle 15 alle 18 ore a cliccare il tasto “pubblica”, ogni 15 minuti, dopo aver inserito tutti gli articoli, con un figlio piccolo, una famiglia… Vi lascio immaginare. E allora non esistevano neanche gli smartphone! La scelta di vita era talmente vincolante che la sola idea di trovarmi un lavoro mi spiazzava, perchè “come faremo su Informare per Resistere?”. Ma lo facevo con piacere perchè quella era, in parte, la mia creatura; la mia creatura meravigliosa che cresceva spaventosamente e da cui prendevano spunto anche Repubblica e Il Fatto Quotidiano. Pensate per un cittadino comune che bella soddisfazione. Giravo l’Italia a mie spese perchè ci chiamavano per dibattiti, incontri vari ed interviste in radio e andavo io, perchè per le persone ero diventata un punto di riferimento. Stefano viveva in Francia e per lui era più difficoltoso, gli altri amministratori erano anonimi per scelta, quindi il compito di metterci la faccia restava a me, un compito che assolvevo con orgoglio e con piacere. Eravamo diventati un punto di riferimento sia per i cittadini che per gli organi di stampa. Io non ci guadagnavo nulla, oltre alla soddisfazione immensa. ANZI! Ci rimettevo di tasca mia: mi spostavo a mie spese, ma lo facevo per la mia creatura che di soddisfazioni me ne dava tante.

Durante il periodo del terremoto a L’Aquila leggevo dai blog degli aquilani una situazione differente da quella che veniva raccontata su giornali e televisioni. Parlando con il gruppo di “Informare per Resistere” decidemmo di prendere una piccola fotocamera e di partire per L’Aquila. Chi? Ovviamente io. Dovevo far sapere cosa accadeva e così iniziai a fare la reporter. E questa novità incrementava i click sulla pagina: agli utenti piaceva molto il fatto di vederci attivi. Entrai così a far parte delle Agende Rosse (il Movimento creato da Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla Mafia nel 1992). Organizzai manifestazioni come “Una degna seplotura per Andrea Gagliardoni” (un giovane operaio, morto sotto la pressa della tipografia presso cui lavorava), e con me portavo sempre lo striscione di “Informare per Resistere”: il mio attivismo era pubblicità, la pubblicità portava adesioni, la pagina cresceva e con lei crescevano anche le richieste di aiuto. Persone come il maresciallo Lo Zito, della Croce Rossa Italiana, che anche grazie a noi ha fatto sapere a tutta Italia ciò che gli stava accadendo, uscendone vincitore. O come la famiglia Manca, che voleva far sapere al mondo intero che il figlio, ucciso dalla mafia, stava venendo fatto passare per suicida dal tribunale di Viterbo e da quella classe politica che aiutò Bernardo Provenzano durante la latitanza. Correvo su e giù per l’Italia, perchè era giusto che una pagina che aveva tutta quell’attenzione facesse sapere quali ingiustizie si consumavano nel nostro Paese. Anche altri amministratori si muovevano, ma eviterò di citarli senza il loro permesso: quella che voglio raccontarvi oggi è solo la mia versione dei fatti.

Passava il tempo e Stefano, senza chiedere alcun parere, cominciò a far entrare personaggi di dubbio gusto che persino lui conosceva pochissimo e che portavano problemi nel gruppo. In un gruppo ormai divenuto una famiglia, mi ritrovai persone sconosciute che pubblicavano cose abominevoli: litigavamo giorni e giorni ma non c’era verso di togliere queste persone dal gruppo perchè Stefano (autonominatosi capo indiscusso) diceva che “Informare per Resistere” non cacciava nessuno. Lo aveva deciso da solo, forse pensando che io non potessi obiettare o ritenendomi una schiavetta presa dal web che amava passare la sua vita su internet a far crescere qualcosa di cui, poi, si sarebbe impadronito con prepotenza. La parola della cofondatrice non ha mai avuto alcun valore.

Nel 2012 cominciai ad allontanarmi, dopo aver visto questa intervista a Stefano Alletti (non ancora convertito al cattolicesimo fanatico, in un tempo in cui il suo complottismo era ancora a tratti sostenibile, data la sua lontananza dalla pagina. I suoi due post al mese potevano ancora essere coperti dal nostro lavoro duro). Chi avrà la pazienza di ascoltare l’intervista potrà notare che Stefano si sentiva totalmente padrone della pagina e unico fondatore: vi dichiara esplicitamente di non avere molto tempo per seguirla e che in quegli anni si era solo preoccupato della traduzione di un paio di video. E grazie! Mentre il lavoro duro lo facevamo io e altre persone, lui faceva “il fondatore”, “l’unico”. Facile così! Sfido chiunque a lavorare dalle 15 alle 18 ore al giorno senza alcun riconoscimento finanziario e decisionale su una pagina su cui poi si vedevano uscire post che andavano contro ogni buon senso e contro le linee di pensiero delle persone che avevano messo il like. Una volta ogni tanto (2 o 3 volte al mese), Stefano prendeva da qualche blog post sempre più assurdi e li sbatteva sulla pagina contro il parere degli altri che invece lavoravano solo per far crescere la pagina. E a noi toccava sopportare queste che, senza avere la pretesa di avere studiato a Oxford, chiamavamo“figure di merda”. Ogni tanto, sempre senza chiedere il parere degli altri, Stefano pescava il peggior complottista di Facebook e lo metteva fra gli amministratori e io, che tenevo davvero tanto al nostro equilibrio e alla linea che avevamo sempre deciso di avere, ingoiavo rospi come se piovesse. Attenzione: non cito gli altri amministratori ma il voltastomaco era generale nell’intero gruppo. Ovviamente mi stavo allontanando, sempre di più, ma quando cercavo di riavvicinarmi, sperando che le cose potessero tornare come prima, trovavo puntualmente situazioni insostenibili, quelle stesse che nel tempo hanno finito per rendere la pagina quella che oggi è: un covo di falsità e complottismi degni del blog di un adolescente. A titolo di esempio, cito uno dei tanti articoli che si voleva fossero pubblicati sulla pagina. Non ricordo il titolo ma era un post di “denuncia”: l’abbaiare dei cani non è un’azione a caso, ma i cani sono mandati dalla massoneria ed è la massoneria ad aver fatto diventare i cani “animali domestici”, che con il loro abbaiare provocano delle onde a sega che distolgono le nostre menti. Ricordo che in quel post c’era di tutto: con l’abbaiare dei cani erano citati anche i gay, le adozioni da parte dei gay e chi più ne ha più ne metta. Un miscuglio talmente complottista che forse solo l’On. Borghezio all’europarlamento, con gli ufo, seppe fare di meglio.

Per farla breve, fra un litigio e l’altro, dopo due anni di costanza assidua e dibattiti in tutta Italia la mia presenza sulla pagina divenne intermittente. “Qualcuno”, ovviamente,  descrive la realtà tentando di rovesciarla, precisando che sono stata “iper presente” SOLO per due anni. Avrei voluto vedere loro, questi personaggi, creare dal nulla qualcosa che diventa un colosso per poi vedere che viene lasciato morire nel peggior modo: schiacciato dalla sua stessa popolarità. Così hanno ucciso la “mia creatura”, la mia adorata pagina. E’ stato consentito l’approdo e la collaborazione di personaggi di un sito che alcuni conoscono come sito di complottismi idioti e bufale stratosferiche: “LoSai”. Stefano si convertì al cattolicesimo fanatico ed estremo più di quello divulgato dai Testimoni di Geova. Fra un litigio e l’altro per le varie pubblicazioni vergognose io mi allontanavo sempre di più, perchè la mia parola non contava assolutamente nulla. Negli anni arrivò un altro personaggio: napoletano, poi candidatosi nel M5S, che pretendeva di fare la sua campagna elettorale su quell’ “Informare per Resistere” APARTITICA che, assolutamente, tra i suoi capisaldi aveva proprio quello di non sostenere candidati di alcun movimento o partito, né tantomeno di imbarcarli. Gli utenti commentavano in malo modo quanto accadeva, dicendo che da apartitica la pagina era diventata “grillina nelle mani di Grillo” perché, proprio durante le votazioni, si pubblicavano solo post del blog di Grillo ed io che aprivo la “mia pagina apartitica” non potevo sopportare tutto quello che leggevo.

Stefano e i suoi nuovi amici cattocomplottisti cominciarono a remare pesantemente contro la pubblicazione di articoli riguardanti la pedofilia nella Chiesa o altri eventi che potessero intaccarne l’immagine. Contro l’aborto in ogni caso, anche se questo provoca il rischio di vita della madre anche se il feto può non vivere dopo la nascita. Contro i matrimoni omosessuali e contro le coppie di fatto, perchè la famiglia tradizionale deve essere l’unica famiglia riconosciuta. Contro le famiglie omosessuali perché questo è solo uno stratagemma per ottenere le adozioni da parte di famiglie omosessuali e quindi ASSOLUTAMENTE non si possono sposare. Contro l’utero in affitto, in generale anche per gli etero. Contro la fecondazione assistita, anche per gli etero. Faccio notare che, nella sezione “Chi siamo” ,sul sito, c’è scritto, in mezzo ad una bella pappardella: “Se non provi pena per chi soffre, se non hai un sentimento di fratellanza verso il popolo d’Italia e per il resto del mondo non leggere INFORMARE X RESISTERE. Se non te ne importa niente della povertà altrui, dei disagi, delle ingiustizie e dei soprusi, ti raccomandiamo di evitare accuratamente di leggere INFORMARE X RESISTERE…” . Quindi, schiacciare la categoria omosessuale (fra le tante ingiustizie che pubblicano) rispetta ciò che era “Informare per Resistere”?

Viceversa, comparivano articoli a favore della cura contro il cancro fatta con bicarbonato e limone o con piantine di montagna. A favore di qualsiasi post riguardante pseudo cure per malattie gravi come cancro o hiv. Ma per chi, come me, conosceva l’importanza virale ed il peso di “Informare per Resistere”, pubblicare post a favore di cure non certe produceva un grandissimo peso sulla coscienza: non potevo dormire la notte sapendo che qualche malato disperato avrebbe potuto abbandonare le proprie cure per affidarsi ai post di “Informare per Resistere” che spacciavano limone e bicarbonato.

Le liti diventarono presto insostenibili e io, cofondatrice, non avevo più alcun potere decisionale. Addirittura vedevo i miei post cancellati o coperti dall’ultimo arrivato, un fantoccio che doveva farsi la propaganda elettorale o che doveva pubblicare sulla pagina un post riguardante cure miracolose a mio avviso assassine o di propaganda contro le vaccinazioni, dopo che io stessa avevo rischiato la morte per un morbillo preso in età adulta.

Sin dagli inizi, quando non eravamo d’accordo su una linea editoriale o sulla pubblicazione di un articolo, si era deciso che avremmo risolto col voto democratico di tutti gli amministratori. E così si era fatto: prima di pubblicare un determinato articolo ci si riuniva per vedere se si raggiungeva o meno la maggioranza. Volavano via intere giornate, gli amministatori si riunivano nuovamente per votare, ma da un certo punto in poi, anche se c’era la maggioranza assoluta e solo il voto di Stefano era contrario, la “linea editoriale”…era la volontà di Stefano! Ma se gli si obiettava che la sua era una posizione “fascista”, la sua risposta era che non era vero, che lui aveva studiato, ma non in una scuola (perchè secondo lui oggi le scuole non hanno valore): su internet e sui libri aveva studiato!!!! Lui e tutti gli approssimativi di “Lo Sai”, che in fondo non sanno nulla ma si sentono grandi ricercatori e studiosi grazie chissà a quale “sacro blog“! Capite la malattia di questi individui che spacciano cure su Facebook e sui blog a che livello stanno? Roba da capelli bianchi, ve lo assicuro!!!!

Così è stato fatto per ogni scelta. Oggi mi rendo conto di esser stata usata. Tutto finì quando, un bel giorno, mi ritrovai fuori dalla pagina e dal sito, vinta dallo sfinimento e con sua grande gioia. Su Google il mio nome, Helene Benedetti, lo trovate ancora affiancato a qualche articolo (che si sono dimenticati di cancellare) o a qualche intervista rimasta su Youtube o sulla pagina e sui post dell’esaltata di Roma che mi diffamò quando non si dovevano assolutamente bannare o cancellare gli utenti da “Informare per Resistere”… Allora dovetti sopportare le conseguenze di una diffamazione atroce perché non volevo cancellare utenti e commenti, mentre oggi vi cancellano anche se scrivete “Siete vergognosi” (la realtà).

Ho volutamente scelto di non entrare in dettagli lunghi, sfiancanti e “paraGomBlottisti”, perchè ho scelto di raccontare la mia immensa delusione, forse la più grande della mia vita.
Dopo che una persona si fa “il mazzo” per creare dal nulla qualcosa e si gira l’Italia intera, riscuotendo la stima di tutti, dopo che questo “qualcosa” effettivamente diventa grandioso, questa persona riceve un trattamento fascista e schifoso, ingiusto e ipocrita. Fa male, malissimo…

Ogni tanto riapro quella pagina e leggo i titoli e qualche post, e allora rido per non piangere. Sì, ho pianto tanto per quella pagina. Non chiedetemi più cos’è accaduto a “Informare per Resistere”: quella pagina su cui avete messo il “Mi Piace” è morta, non ne è rimasto più nulla. Ci è rimasto su un esaltato fasciocattolico, fanatico, che si è preso il sudore di chi ci ha lavorato con amore. Se questa è la resistenza, l’Italia che doveva cambiare dal basso, la democrazia, la meritocrazia e ciò che tutti volevamo, vi assicuro che il nostro paese è finito, perchè se dal basso accade questo riesco a giustificare anche i nostri politici dall’alto che non sono altro che lo specchio di questo popolo infame e finito, finito come “Informare per Resistere”.

In ultimo, non volendo tralasciare nulla, è giusto farvi riflettere sul meccanismo degli “Adsense”, perchè non ho nulla da nascondere, almeno io. Il circuito Adsense permete di inserire la pubblicità sul sito (i banner), in modo che quel sito possa guadagnare. I soldi – e parlo di soldoni – inizialmente andavano a finire sui conti di alcuni amministratori, in attesa di essere trasferiti su un unico conto. Dovevamo fare una società (mai aperta) che non doveva intascare i soldi di “Informare per Resistere”, ma doveva devolverli in beneficenza. Tuttavia, questo non è mai accaduto. Stefano ha infine deciso di farsi girare tutti i soldi su un suo conto bancario personale. Io avevo una piccola parte che inizialmente non versai, visto che servivano per recuperare un po’ delle spese da me anticipate per girare l’Italia e per lavorare 24 ore al giorno. Successivamente non li ho versati per le stesse ragioni, visto che il mio lavoro era stato sfruttato da altri e che della società non se ne vedeva neanche l’ombra.

Mi chiedo quanto ci sia di morale in tutta questa storia e mi chiedo anche quanto il Dio di Stefano e dei suoi amici cattocomplottisti sia orgoglioso di loro e del loro ingiusto comportamento. I vecchi amministratori hanno proposto più volte a Stefano di aprire un’altra pagina o di andare su “LoSai” a pubblicare ciò che non era in linea con “Informare per Resistere”, ma vista l’importanza acquisita dalla pagina, grazie al lavoro mio e di altri amministratori, era più allettante restare su una pagina pubblica di tale successo, non importa che non fosse il frutto del proprio lavoro ma di quello di altri; e non importa che si trattasse di un vero e proprio furto, perchè Stefano e i suoi non sarebbero mai riusciti con le loro becere idee a raccogliere tutto quel consenso e quegli iscritti: basti vedere che la pagina “LoSai” conta “solo” 152.000 utenti a differenza di “Informare per Resistere”, che prima che io abbandonassi ne aveva quasi 900.000 (oggi, mentre scrivo, sono scesi a 744.000).

Marie Helene Benedetti (facebook)
ex cofondatrice di un sito un tempo fantastico e morto da anni.

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