Numerologia biblica (1,4,40,400)

Tratto da: “Numerologia biblica – Considerazioni sulla matematica sacra”

(Nereo Villa)

E’ possibile “quantificare” l’amore, o il dolore, o il piacere o qualcos’altro che non si possa pesare materialmente? Se così fosse la quantità e la qualità delle cose potrebbero stare sul medesimo piano di misurazione, comparazione, osservazione.

Se esistesse per esempio un linguaggio che avesse numeri anziché lettere, ogni parola e quindi ogni significato in essa contenuto potrebbe essere “contato”. Il pensiero potrebbe essere “pesato”. In tal caso le parole “pensare” e “pesare” sarebbero parenti.
Ed è così.

Qualsiasi vocabolario etimologico lo può mostrare. Per questo motivo il soppesare e il pensare sono simili.

Ciò significa che deve esistere da qualche parte anche un linguaggio numerico.

Questo linguaggio numerico è più vicino a noi di quanto possa sembrare. Si tratta del linguaggio biblico. Si parla infatti di valori numerici delle lettere ebraiche, di “resoconto biblico” o di altre espressioni come il “rendersi conto”, di “Numeri”, di gematria (arte della decifrazione dei numeri), di parentela fra le parole gematria e grammatica ecc…

Sia nella lingua ebraica che nella lingua greca ad ogni lettera dell’alfabeto corrisponde un numero …

( … )
Noi non conosciamo la vera pronuncia del nome di Dio. Sappiamo che la lettura di questo nome, probabilmente “Yahwe”, fu gradualmente sostituita, “per motivi di ordine teologico”, con quella di altri nomi divini, in particolare con “Adonày”, “il Signore”, e con l’aramaico “schmà”, “nome”. Così, alle consonanti di Yahwe, furono apposte le vocali di altri nomi. Sappiamo che, pertanto, la lettura “Geova” “è solo frutto di ignoranza”, che il nome di Dio fu fatto derivare da un “oscuro e terrorizzante rumore collegato a eventi cosmici e/o a terremoti” e che, in un certo periodo, a proposito di questa pronuncia, “prese improvvisamente a circolare in tutto il mondo una parola che più o meno suonava “Jahu”.
L’esatta pronuncia è però sconosciuta.

Il nostro intento non è tuttavia imparare a parlare l’ebraico e qui, pertanto, la pronuncia dell’ebraico rimarrà in secondo piano. Esistono, infatti, “diverse possibilità di pronuncia di questa lingua”. 

Ciò che conta per noi è di rilevarne la struttura numerica. Con essa potremo entrare in un mondo accessibile a tutti, anche a coloro che non conoscono questa lingua. 
Ciò che conta per noi è di rilevarne la struttura numerica. Con essa potremo entrare in un mondo accessibile a tutti, anche a coloro che non conoscono questa lingua. Ci basterà solo tener presente che si scrive da destra a sinistra.
Il nome di Dio, in ebraico, è formato da quattro lettere. Per questo motivo è chiamato anche “il Tetragramma”. 
Prima di tutto è necessario comprendere perché proprio quattro.
Il quattro è un numero che viene dopo il tre, il due e l’uno. Sommati insieme, questi numeri danno il valore numerico della prima lettera con cui si scrive il nome di Dio.
Si tratta della lettera IOD – valore numerico 10.
( … )

La ALEF è la prima lettera dell’alfabeto ebraico. 

Essa è formata da tre segni, che sono tre lettere: una IOD in alto a destra, una VAV al centro, trasversale, una IOD in basso a sinistra, speculare alla prima. Abbiamo qui un 26, formato dalla somma dei tre loro rispettivi valori numerici: 10+6+10=26. Con ciò si può comprendere l’importanza dell’Uno in rapporto al monoteismo ebraico.
Con ciò è altresì possibile vedere come l’Uno ebraico sia strutturato in modo tri-unitario, cioè con tre segni, anche se nel monoteismo ebraico non è contemplata la Trinità, valore tipicamente cattolico.
( … )


Dopo la lettera ALEF viene BET, così come dopo l’uno viene il due. 

Bet come parola significa “casa”. La Bibbia incomincia con il 2, cioè con la BET, la casa.
Incomincia con qualcosa capace di contenere, come lo è la casa, appunto. La prima “casa” dell’uomo è la madre.

Sarebbe importante leggere la descrizione completa delle singole lettere, i loro rispettivi significati, i valori numerici di ognuna, per quello basta accedere al link (a fine articolo) che porta direttamente al PDF completo, ma qui vorrei accontentarmi di seguire la traccia del video al quale fa riferimento il titolo dell’articolo. Il filmato, che si trova sotto, si concentra sul rapporto fra l’UNO e il QUATTRO …
Qui sotto, la tabella delle lettere ebraiche con i loro rispettivi valori numerici:
(Catherine )  

Il numero quattro è dato invece dalla lettera DALET, che significa, come parola, “porta”.

Il primo racconto della creazione può essere, a buon diritto, considerato “porta” di tutta la Bibbia. 

Esso è formato da 434 parole ebraiche. Non 433 o 435. 
“Porta”, “dalet”, si scrive in ebraico con le lettere “d”, “l”, “t”, cioè con la DALET, con la LAMED e con la TAW –  numericamente 4, 30, 400, totale 434.

Questa cosa così ammirabile non può essere vista nelle varie traduzioni dall’ebraico, perché in queste ultime il numero delle parole è differente da quello dell’originale. Chi legge la Bibbia tradotta, allora può solo dire: “io ci credo”, oppure: “io non ci credo”, però non può “sapere” che è così.
Il rapporto fra l’uno e il quattro appare invece qualcosa di straordinario nel resoconto della creazione se si impara semplicemente a contare. 

Come un costante ritornello tale rapporto si mostra in vari modi. Il secondo racconto della creazione, incomincia così: “Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo”. 
E’ annunciato dunque che la prima apparizione di qualcosa di vivente sulla Terra era un elemento acqueo. 
In ebraico ciò viene espresso dal vocabolo “ed”. 
Le varie traduzioni riportano “nebbia”, “vapore”, “acqua di fondo”, “getto d’acqua”, “umidità”,
“sorgente”, “acqua dei canali”, ecc…, sempre si tratta però di qualcosa di umido, di
acqueo: ” .. un vapore saliva dalla terra e inumidiva ogni contrada ..”

Questa acqua vitale, “ed”, è formata dalle lettere ALEF e DALET, vale a dire dall’1 e dal 4. 

Il secondo resoconto della creazione del mondo, comincia dunque con il rapporto 1:4 espresso nella struttura essenziale dell’elemento acqueo “ed” il quale ha qui un ruolo principale. 
Subito dopo si parla di Adamo, scritto con le lettere ALEF, DALET, MEM, in numeri, 1, 4, 40. 
In Adamo, che significa “uomo” ritroviamo il rapporto 1:4. Il 40 non è altro che un 4 in posizione decimale superiore, su un altro piano, un differente livello. Rispetto a “ed”, l’uomo è una ulteriore
“elaborazione” in una determinata direzione: l’1-4 procede all’1-4-40. Poi, nel versetto successivo alla collocazione di Adamo nel giardino16, appaiono l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male17. In questi due alberi che si stanno di fronte, il principio 1:4 viene ad esprimersi in modo nascosto. Ciò che è nascosto diventa manifesto se si contano i valori numerici delle loro rispettive lettere:
– l’albero della vita (ets hakaim) è formato dalle seguenti lettere: HAIN-TZADE, HE-KETIOD-IOD-MEM, in numeri 70-90, 5-8-10-10-40, somma totale 233;
– l’albero della conoscenza del bene e del male (ets hadat tov wara) è formato da queste
altre lettere: HAIN-TZADE, HE-DALET-HAIN-TAW, TET-VAV-BET, VAV-RESH-HAIN, in numeri, 70-90, 5-4-70-400, 9-6-2, 6-200-70, somma totale 932.
Abbiamo dunque un 233 che sta di fronte a un 932, cioè un numero che sta di fronte al suo
quadruplo:
233 x 4 = 932 
Nel rapporto fra i due alberi è così rappresentato il rapporto 1:4. L’albero della vita
rappresenta l’uno, l’albero della conoscenza, il quattro.

(Immagine: Bosch – trittico delle delizie)

Che cosa significhi questo, lo si scopre cammin facendo. Procedendo nel racconto, subito dopo l’accenno dei due alberi è detto: “Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi…”18. Ancora abbiamo un uno e un quattro.

Qui il rapporto 1:4 non è occulto, bensì subito evidente. E’ qualcosa di basilare, una specie di formula della vita, che viene data subito agli inizi della Bibbia. Se accanto a questa formula si pongono i valori numerici che formano la parola “uomo”: 1-4 > 1-4-40 e si dilata per estensione questo rapporto fra “ed” e “Adam”, abbiamo: 1-4 > 1-4-40 > 1-40-400.

Come il quattro procede, entro la parola “Adam”, verso il quaranta, così il quaranta procede nella sequenza “1-40-400”, verso il quattrocento. La prima sequenza “1-4”, la seconda sequenza “1-4-40” e la terza sequenza “1-40-400”, mostrano così una parentela.

1     4
1     4      4 0
1     4 0   4 0 0

Che in questa parentela vi sia qualcosa che meraviglia, risulta quando si mette in lettere la terza sequenza. Infatti 1-40-400 sono i valori numerici rispettivi delle lettere ALEF-MEMTAW,
formatrici della parola “emet”, il cui significato è “verità”.

L’uomo è imparentato con la verità. Lo è secondo un procedere su livelli differenti, a partire dal “rapporto-formula” 1:4 dell’acqua vitale, cioè dal primordiale elemento acqueo della creazione: “ed”.

Ora possiamo fare un esperimento.

Abbiamo visto quanto sia importante la lettera “ALEF” cioè “uno”. Se dalla struttura essenziale delle parole ebraiche per “uomo” e “verità” si tralascia l’uno, rimangono rispettivamente le sequenze “4-40” e “40-400”, relative alle parole “dam” e “met”, che vogliono dire rispettivamente “sangue” e “morte”.

Uomo senza l’Uno è solo sangue.
Verità senza un punto base che è l’Uno è solo morte.

Si può vedere quindi una connessione fra “l’uomo-con-l’Uno” come vita e “l’uomo-senzal’Uno” come morte.
In questo modo diventa ancora più comprensibile il significato dell’Uno nella costruzione
delle parole “uomo” e “verità”, entro il contesto del racconto edenico.
Infatti qui l’Uno esprime l’albero della vita, mentre il Quattro è espressione dell’altro albero, quello legato alla morte, che viene dal cibarsene e dal disubbidire così all’ordine di Dio.

L’uomo ha in sé sia l’Uno che il Quattro in un rapporto di armonia. Non gli è vietata, pertanto, l’armonia della vita conoscitiva. Però il non curarsi dell’Uno, cioè dell’Essere invisibile che tutto congloba in Sé fino a uscire da quel “Sé” per prendere dal Quattro, cioè dagli elementi condensati e resi visibili spazialmente e temporalmente (aria, acqua, fuoco, terra, stagioni, ecc….), distrugge quella armonia.
Il non curarsi di Dio, preferendo disobbedirgli e mangiare il frutto proibito significa il dover morire, per aver reso relativa la conoscenza dell’eternità di tutte le cose.
Per questo motivo al capitolo secondo di Genesi, al versetto 17 si insegna che il dover morire è connesso con il “prendere dell’albero della conoscenza”.

Il rapporto fra il numero Uno e il numero Quattro era ben conosciuto dai Pitagorici, tanto
che costituiva il loro giuramento. Si giurava sulla Tetraktis, cioè sul dieci dato dai
contenuti del quattro:
1 + 2 + 3 + 4 = 10.
….


Il PDF completo, con riferimenti relativi agli estratti proposti in questo articolo, si può leggere qui: digilander.libero.it

E ora il video:

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