Attentato a Charlie Hebdo – una serie di coincidenze

Diversi punti in questa faccenda meriterebbero di essere approfonditi.
Lasciando da parte le perplessità riguardanti le immagini dei video, più o meno oggettive, che metterebbero in dubbio l’autenticità di alcuni particolari riguardanti l’accaduto, sono successi alcuni fatti che bisognerebbe mettere insieme, a cominciare dalle dichiarazioni “no-global” dell’economista Bernard Marris, una delle vittime del blitz.
Nel web giornalisti e opinionisti si danno da fare e il quadro che sta venendo fuori mette in evidenza il sospetto che il movimento jihadista non sia l’unico ad aver messo le mani nell’attentato.
Vedremo.
Catherine

1. Come mai un obiettivo sensibile -come la redazione di Charlie Hebdo- era così debolmente protetto? Vista da questo angolo visuale, la vignetta che presagiva l’attentato appare come una cosa più sinistra di un semplice presentimento.

2. I servizi francesi sono fra i migliori del mondo ed hanno una scuola di pensiero molto avanzata, ma poi si fanno fregare in questo modo da tre ragazzi che vanno in giro armati di kalashnikov a fare strage di giornalisti? A quanto pare, sembra che non abbiano alcun controllo dell’ambiente jihadista presente sul proprio territorio, al punto di non essere capaci di monitorare neppure i reduci dalle guerre mediorientali …

3. E le armi, gli attentatori, dove se le sono procurate? Portate appresso dalla Siria? E i francesi se le sono fatte passare sotto il naso? Bella groviera sono i controlli! La mala vita, come suggerisce Loretta Napoleoni sul Fatto? Ma, da sempre la malavita è la cosa più infiltrata dalla polizia, per cui, se anche la cosa è sfuggita prima, ora dovrebbe essere relativamente (dico relativamente) agevole risalire agli attentatori.

4. “Gli attentatori sono provetti professionisti del mitra”, anzi no, “sono principianti che fanno errori da recluta come intrecciarsi sulle rispettive traiettorie di tiro durante la ritirata” e sbagliano pure indirizzo al primo colpo. La maggioranza dei giornali è del primo parere (professionisti), il Corriere della sera (8 gennaio) invece mette in risalto i diversi errori che fanno pensare a persone di recente addestramento. Mi sembra più plausibile la seconda ipotesi.

5. A proposito di errori: ma voi dove avete mai visto dei terroristi che vanno a fare un’azione portandosi appresso la carta di identità che, poi, dimenticano in auto? L’unico caso che mi ricordo è quello dello “sventato” brigatista che smarrisce il borsello a Firenze con dentro le chiavi del covo milanese di Montenevoso. Ma non stava andando a fare un’azione e nel borsello non c’era un documento di identità. Non è che, per caso, qualcuno ha volontariamente lasciato la carta di identità di un altro per depistare le indagini?

6. Meno che mai si ricordano terroristi che agiscono perdendo tanto tempo durante la fuga e dopo aver avuto ben due scontri a fuoco con auto della polizia: si attardano a dare il colpo di grazia ad un agente, raccattano scarpe, poi lasciano un guanto….

7. E’ ragionevole supporre che i giornalisti della sovrastante agenzia, fuggiti sul tetto e che hanno registrato le immagini che vediamo, abbiano subito telefonato alla polizia avvisando di quel che stava accadendo. Ed altrettanto avranno fatto, via radio, le prime due auto della polizia direttesi in rue Appert. Considerando il tempo necessario al completamento dell’azione, alle manovre per risalire in macchina, sostenere due scontri a fuoco a distanza di poco (il primo in Alèé Verte, il secondo in boulvard Richard Lenoir), fare inversione di marcia, freddare l’agente, raccattare la scarpa, ecc. debbono essere passati diversi minuti (stimiamo non meno di 20-25) per arrivare in boulevard Voltaire e poi via sino a Porte de Pantin. E non è scattato alcun blocco della zona? Nel pieno centro di Parigi, non devono essere state poche le auto della polizia in zona. E Parigi non ha un traffico scorrevolissimo.

8. Poi il preteso autista del complotto è arrestato, cioè si è arreso, o meglio si è costituito e, peraltro, avrebbe un alibi: non si capisce niente. Ovviamente è possibile che il giovanotto sia effettivamente fra gli attentatori e che, vistosi perduto, si sia volutamente consegnato, dopo aver messo insieme un qualche alibi ovviamente da verificare. Ma potrebbe anche darsi che effettivamente non c’entri, il che farebbe traballare tutto l’impianto investigativo attuale dando fiato all’ipotesi della carta di identità lasciata per depistare.
Tratto da: www.beppegrillo.it

Al Qaida in Yemen rivendica ora l’attacco

IL CAIRO – Un esponente di al Qaida in Yemen ha rivendicato l’attacco contro Charlie Hebdo.
Al Cairo l’uomo ha fornito alla Associated Press una dichiarazione in inglese, in cui si afferma che “la leadership di Aqap ha diretto le operazioni scegliendo con cura l’obiettivo”.

italian.irib.ir

E infine la notizia del poliziotto suicida

Abbiamo saputo questa mattina (08/01/2015 NdC), che un Commissario del SRPJ di Limoges si è suicidato ieri sera nel suo ufficio con la sua arma di servizio. Informazione confermata dai suoi superiori. Non si sa per ora i motivi del suo gesto.

E’ successo questa notte all’una.
Il Commissario Helric Fredou, 45 anni, era originario di Limoges e aveva iniziato la sua carriera nel 1997 come ufficiale di polizia presso la sede regionale della polizia giudiziaria di Versailles, prima di tornare a Limoges. E ra stato vice direttore del servizio di polizia regionale sin dal 2012. Suo padre era un ex agente di polizia, la madre era infermiera nel contesto di emergenza CHU Limoges. Era celibe e non aveva figli.
Secondo il commissario sindacato di polizia era depresso e in situazione di “burn out” (bruciato, stressato. NdC).

Nel novembre 2013, il Commissario Fredou aveva scoperto il corpo senza vita di un suo collega, numero 3 del SRPJ di Limoges che si era suicidato con la sua arma di servizio nel suo ufficio. Anche lui aveva 44 anni.

Il Commissario Fredou, come tutti gli agenti del SRPJ lavorava ieri sera sul caso della strage presso la sede di Charlie Hebdo. In particolare, egli aveva indagato presso la famiglia di una delle vittime. Si è ucciso prima di completare la sua relazione.
Una cellula psicologica è stata predisposta nel commisariato..

Traduzione di Catherine.
Fonte: france3-regions.francetvinfo.fr

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