Il maglioncino di lana d’angora

Non solo le oche …
Catherine

La lana d’angora viene prodotta utilizzando il morbidissimo, caldissimo e lungo pelo di una particolare razza di conigli bianchi: gli Angora.

Con questa lana vengono confezionate maglie, berretti, sciarpe, guanti, maglieria intima, indumenti per bambini e vengono preparati tessuti destinati alla confezione di abiti, giacche e cappotti; una parte della produzione d’angora viene commercializzata sotto forma di gomitoli di lana da lavorare ai ferri all’uncinetto.
Tradizionalmente i conigli d’angora venivano pettinati manualmente; il pelo oramai “maturo” che restava impigliato al pettine veniva raccolto e filato e naturalmente la produzione era di modeste quantità.In seguito alcuni cominciarono a tosare i conigli, pratica tuttora molto in uso negli allevamenti della Nuova Zelanda, ma il pelo così ottenuto, privo della parte finale in quanto tagliato, è di qualità inferiore rispetto a quello intero …

Il settore della moda e dell’abbigliamento in Europa richiede enormi quantitativi di lana d’angora, per soddisfare il vasto mercato.

Si va dai prodotti di alto pregio e dai marchi più famosi, generalmente reperibili in boutique, fino alle catene di distribuzione di moda a basso prezzo presso le quali si riforniscono soprattutto supermercati, negozi tradizionali e commercianti ambulanti.

Ed ecco che in Cina hanno subito fiutato l’affare ed hanno cominciato ad allevare questi conigli “da lana”.

Attualmente il 90% dell’angora mondiale proviene dalla Cina, dove non ci sono leggi che regolamentino l’utilizzo degli animali e men che meno li tutelino dagli abusi e dalle torture che subiscono negli allevamenti e dove viene utilizzata la crudele pratica di strappare il pelo ai conigli vivi.

Questa barbarie ha origine dalla considerazione che mentre un pelo tosato spunta sul mercato un prezzo dai 25 ai 35 euro al chilo, quello letteralmente strappato via dal povero animale vivo è un prodotto che ha ottime caratteristiche qualitative e in tal modo i produttori cinesi spuntano un prezzo doppio.

Quindi si tratta solo di avidità?
No.

Si tratta anche di assoluta mancanza di empatia, cioè della totale incapacità di immedesimarsi negli altri esseri viventi, nella loro gioia e nel loro dolore e nello specifico quindi di soffermarsi a riflettere anche per un solo istante sulle sofferenze a cui sottopongono poveri animali indifesi.
A ben guardare per i cinesi sembra essere la norma ed è inutile che i soliti perbenisti “politically correct” si scandalizzino e puntino il dito accusando di razzismo chi lo afferma.

Non sono fantasia, ma sono tragica e incontrovertibile realtà le oche spiumate vive per produrre imbottiture per piumoni e piumini a basso prezzo, i cani uccisi per strada a bastonate per privarli della pelliccia o addirittura scuoiati vivi per lo stesso motivo e poi gettati, agonizzanti, su lerci carretti e portati chissà dove, magari al mercato, così non sprecano nulla e guadagnano doppiamente (i cani per i cinesi sono una apprezzata consuetudine alimentare).

Queste e tante altre atrocità servono per soddisfare l’insaziabile consumismo di uomini e donne dell’intera Europa.

E non si dimentichino pesciolini, tartarughine e altri piccoli anfibi sigillati in micro contenitori di plastica con una piccola quantità d’acqua e venduti abitualmente come portachiavi viventi nella stessa Cina e in altri Paesi asiatici, ma che sono già stati sequestrati anche in Italia ad alcuni venditori ambulanti “da spiaggia” sulla riviera adriatica, per non parlare poi di tutta un’infinita serie di altre atrocità a danno di poveri esseri indifesi.

Utilizzano lana d’angora di provenienza cinese i colossi dell’abbigliamento europeo ed in minor parte anche statunitense:

– ASOS
– Boden
– Debenhams
– H&M
– Limited Brands, proprietaria del marchio Victoria’s Secret
– Marc O’Polo
– Marks & Spencer
– Next
– Primark
– PVH Corp. proprietaria dei marchi: Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Van Heusen, IZOD, Arrow, G. H. Bass, Geoffrey Beene, BCBG Max Azria, Chaps, Sean John, Kenneth Cole New York, JOE Joseph Abboud e Michael Kors
– Ted Baker
– Whistles
– C&A
– Lindex
– Gina Tricot
– MQ
– IC Companys
– Inditex, proprietaria dei marchi: Bershka, Pull and Bear, Stradivarius, Massimo Dutti, Oysho, Zara, Zara Home, Zara Kidse Uterqüe
– GAP, azienda statunitense proprietaria dei marchi: Old Navy, Banana Republic, Athleta, Piperlime e Intermix

L’organizzazione PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) ha documentato in un video le crudeltà compiute sui conigli d’angora negli allevamenti cinesi.
I commenti alla vicenda, che si possono leggere sulla stampa italiana o che sono a corredo di alcuni filmati, parlano erroneamente di conigli “scuoiati”. Scuoiare significa togliere la pelle con tutto il pelo che vi è impiantato; dallo scuoiamento si ottiene la pelliccia.
Per la lana d’angora si tratta di conigli “spelati” (proprio con una sola “elle”) perché viene strappato via il pelo, ma non la pelle.

Questi conigli alla fine del trattamento vengono rimessi nelle gabbie, dove resteranno fino alla ricrescita di nuovo pelo, per essere poi nuovamente spelati; quelli più malridotti o che non sopravvivono alla tortura, vengono uccisi, ma non subito, bensì con tutto comodo per il torturatore, che prima deve finire di strappare il pelo ai conigli sui quali deve “operare” quel giorno.

Il video è molto forte, ne sconsiglio la visione alle persone più sensibili.

La responsabilità di tutto ciò a chi si può ascrivere?
Ai cinesi? Certamente sì, sono gli esecutori materiali, la manovalanza.

Ma gli importatori di lana d’angora, le Case di moda, i colossi dell’abbigliamento?

Certamente sì, anche costoro sono responsabili, sono tessere dello stesso mosaico.
Ovviamente nessun ammette di essere stato a conoscenza della cosa e ciò suona alquanto inverosimile.

Manca però ancora una tessera fondamentale: il mandante.
Quest’ultima categoria è vastissima, perché composta da tutti coloro che acquistano indumenti di lana d’angora.
Certo è doverosa una precisazione: infatti molte persone sono effettivamente del tutto ignare della sofferenza che sta dietro ad un vaporoso capo in lana d’angora o ad un morbido gomitolo da lavorare ai ferri .
Molti di costoro una volta saputa la verità non hanno più acquistato questi indumenti o hanno riportato in negozio quello appena comperato; molti altri invece ancora ignorano questa orribile realtà e non possono venir colpevolizzati.
Tutti coloro che invece sanno e fanno finta di nulla e continuano ad acquistare questi prodotti intrisi di sofferenza, sono colpevoli come e più dei cinesi.

Anche tu che hai letto questa pagina e hai guardato questo filmato, ora non puoi più dire di non sapere.

E’ legge di mercato che la richiesta alimenti l’offerta; cessata la richiesta, cesserà anche l’offerta, con tutto quel che sta a monte.

Per quanto vi possa far piacere l’indossare un capo d’abbigliamento caldo e morbido, ricordatevi di leggere sempre l’etichetta e lasciatelo sugli scaffali, se leggete la parola “angora”

animalisos.altervista.org

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